Italia Nostra Lomellina: il Notiziario di Giugno 2010
| Notizie - Generali |
La sezione lomellina di Italia Nostra, la nota associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale nazionale, pubblica periodicamente un notiziario destinato a illustrare le proprie attività.
È da poco disponibile il numero di Giugno, che trovate riprodotto di seguito.
INLomellina 60
NOTIZIARIO DELLA SEZIONE LOMELLINA DI Italia Nostra GIUGNO 2010
Italia Nostra – ONLUS - Via Luigi Goia n. 24 - 27036 MORTARA -Tel. (0384)90140
ORTI URBANI
Da qualche tempo l’ argomento “Orti Urbani” è di attualità, e molte Amministrazioni comunali hanno fatto di tale pratica un punto qualificante dei loro programmi. . Ma di che cosa si tratta? Gli Orti Urbani sono appezzamenti di terreno, di dimensione contenuta e variabile, di proprietà pubblica o privata, dati in concessione ai cittadini per farne degli orti o dei giardini. Un tempo gli orti erano molto diffusi , anche nei centri delle città, soprattutto nel tessuto urbano più antico, in cui abitazioni accostate le une alle altre fronteggiavano la via pubblica, e avevano alle spalle, protetta spesso da alte mura di cinta o costruzioni accessorie, una corte-giardino seguita da un orto. Tessuto urbano che ancora si può trovare in quelle parti dei Centri Storici in cui è mancato o è risultato meno invasivo l’intervento speculativo.
Nella seconda metà del Novecento, con la massiccia diffusione del “Condominio” e il progressivo inurbamento , forse anche per effetto di un maggior diffuso benessere, questi orticelli domestici a mano a mano sono scomparsi, e anche i giardini si sono molto ridotti. Nei primi tempi, retaggio di una popolazione per lo più di estrazione rurale, ad ovviare alla mancanza di spazio esterno e di terreno coltivabile furono i balconi traboccanti dei colori dei gerani o delle petunie, che insieme ai profumi di qualche vaso di rosmarino e basilico ingentilivano questo surrogato del giardino-orto perduto. Poi anche i balconi, nella maggior parte, si sono inariditi riducendosi a semplice deposito di qualche scopa in un angolo e di qualche altra mercanzia. Oggi si avverte un’inversione di tendenza: molti, appena possono, ritornano alla casa singola, dove è sempre più frequente la presenza di qualche aiuola , rigogliosamente pullulante di ortaggi. Ma non tutti possono avere un pezzetto di terra proprio. Ecco dunque opportunamente proporsi la pratica degli “Orti Urbani” , i cui destinatari sono in prevalenza pensionati che avendo tempo libero a disposizione, maggiormente ne sentono l’esigenza.
Molte città si stanno ormai attrezzando in merito, da qualche parte abbiamo letto che a Venezia si è già dato il via al secondo turno di assegnazione di lotti di terreno coltivabile, nell’ambito del progetto “Pensionati tra gli orti di città “, con lo scopo di coinvolgere i pensionati in attività che favoriscano la socializzazione e l’incontro, e permettano di recuperare un legame col territorio.
Italia Nostra ha lanciato a livello nazionale il progetto “Orti Urbani” in collaborazione con l’ANCI (Associazione dei comuni d’Italia), con la quale ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa. L’Associazione può già disporre di linee guida elaborate della Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia.
Favorire il nascere di “Orti Urbani” ci sembra un’idea ottima, che vorremmo, attraverso il nostro “Notiziario” , segnalare alle Amministrazioni Comunali e proporre anche nella nostra città e nel territorio. Si potrebbero reperire le aree facendo un veloce censimento di quelle disponibili nel centro urbano, sia pubbliche sia private, ma anche recuperando allo scopo, con scelte mirate, quelle aree previste nei piani di governo del territorio con destinazione a verde e che poi sovente restano inutilizzate e incolte o in molti casi monetizzate per ulteriori insediamenti abitativi..
OSPITI ILLUSTRI
Lo scorso mese di aprile, sono stati ospiti della nostra Sezione e del Comune di Mortara i Professori Philippe Daverio e Carlo Bertelli, personaggi molto conosciuti , non solo da chi si interessa di arte e di Beni Culturali. Il primo, docente di Design, è noto al grande pubblico per l’intelligente e colta conduzione del programma televisivo “Passepartout”, mentre Carlo Bertelli, già Soprintendente per i Beni storici e Artistici della Lombardia e docente presso l’Università di Ginevra, è Storico dell’Arte di fama non solo nazionale.
L’incontro mortarese, che come tutti gli incontri che si rispettano ha avuto il suo momento più proficuo intorno ad una tavola imbandita, è stato combinato per parlare di tante cose ma con un unico traguardo: trovare spunti, idee , inventare qualcosa per avviare un progetto di valorizzazione e promozione del nostro territorio, abbinando arte, cultura, paesaggio e tipicità grastronomiche. Qualche proposta è stata avanzata , ora dovremo cercare di darvi concretezza.
LE ALTERNE VICENDE DELLE RISAIE
Continuiamo il nostro discorso sull’ambiente , la natura, la biodiversità con un nuovo contributo di Francesco Corbetta
Nei secoli scorsi, le risaie, la cui coltivazione, grosso modo, è incominciata in modo massivo nel ‘700 ‘800, erano risaie stabili.
Infatti ancora non era stata inventata la pratica del trapianto (nei primi anni del ‘900) e, pertanto, erano dette risaie stabili.
Già in origine si era preferito coltivare il riso nei terreni più umidi e sortumosi.e, pertanto, le risaie vedevano la presenza, assieme al riso (e a molte specie, anche esotiche, venute da lontano con le sue sementi) di tutte – o quasi – le specie originariamente presenti in quei terreni e sopravvissute alla aratura e alle altre pratiche agricole: la rosea Sacterella; il leggiadro Biodo, Giunchi, Scirpi, Carici e le notissime Tife ( lo “Sciapa testa” o “Batacù” per dirla in dialetto lomellino).
Sommerse nell’acqua, al piede delle piante del Riso, vegetavano il cosiddetto Quadrifoglio d’acqua (Marsilia quadrifolia), una “Felce” acquatica e anche alghe. Sul pelo dell’acqua galleggiavano le “Lenticchie d’acqua” (Lemna sp.pl.) e l’Erba-pesce ( Salvinia natans) essa pure una “Felce”.
E’ intuitivo che tutte questa piante avevano qualche insetto che viveva a loro spese ( o comunque nell’acqua” e tutto questo Pabulun di insetti era un ricco desco approntato per le rane mentre le loro larve, i girini (Ranabot del nostro dialetto) si accontentavano, più prosaicamente di Frustuli di alghe o di altri vegetali.
Inoltre quelle acque pullulavano anche di pesci: soprattutto giovani Tinche e i “ Rascòn” , (Lepomis gibbosus) o Persico Sole, un variopinto “alieno” giunto a noi dal Nord America:
Molte rane? Molti pesci? Ma allora, come logica conseguenza, anche molte Bisce e Aironi e altri predatori si nutrivano, abbondantemente, di tutti quei loro sottoposti.
In mezzo al folto intrico degli steli erano abbondanti le Gallinelle d’acqua, o “ pulìn “ (Gallinula ghoropus) o i variopinti (almeno i maschi) Germani reali e sugli steli, annidato in soffici nidi di paglia, viveva e si riproduceva il graziosissimo Topolino delle risaie (Apodemus silvaticus) le risaie e gli altri campi coltivati erano abitati da grossi stormi degli ematofagi Tafani. Un vero tormento per uomini e cavalli giacché l’acre odore della loro sudorazione li attirava irresistibilmente.
Ma, a tenerli a freno, c’erano le leggiadre libellule: le varie “Siura siurett” e, le più grandi “Sciura-siuritòn”.
Malgrado la loro leggiadria erano feroci predatori dei tafani e bastava osservare attentamente il loro apparato boccale per rendersene conto.
Le libellule, in quei tempi, erano così numerose che ogni stelo che sporgeva dalla distesa del Riso (e
segnatamente le leggiadre infiorescenze dei Blodi, Butomus umbellatus erano perennemente contese così come, negli orti, i rami o le canne che sorreggevano i pomodori e le pertiche dei fagioli.
Insomma, un autentico paradiso di biodiversità, le risaie stabili.
Poi venne la pratica /certo agronomicamente utile) del trapianto (dopo un raccolto di fieno maggengo o di frumento) e la biodiversità venne a diminuire.
Ma il trend negativo non era ancora finito e, dagli anni ’60 in poi, i diserbanti selettivi falcidiarono la compagine, assai variegata, delle cosiddette “malerbe “ del Riso.
Inoltre i primi diserbanti erano assai tossici anche per la vita animale in risaia e allora, per qualche decennio, le risaie, salvo il Riso, furono tetri ambienti pressoché privi di vita animale.
Poi, gradualmente, i ricercatori del settore selezionarono diserbanti sempre meno tossici e la vita animale è rifiorita,
Anzi possiamo tranquillamente affermare che il popolamento di uccelli acquatici, con numerose new-entry non è mai stato così ricco.
Sono arrivati i leggiadri Cavalieri d’Italia, gli Ibis sacri e, di tanto in tanto, persino le beneaugurali Cicogne.
La vita vegetale, invece, non ha mai più riacquistato la ricchezza di un tempo: Insieme al Riso vegetano, praticamente, solo il famigerato “Riso crodo” (che i diserbanti selettivi non riescono a discriminare dal Riso, suo stretto parente mentre, a livello di terreno, al posto della già citate Marsilea quadrifolia si stende un folto tappeto della esotica Pontederiacea Heteranthera reniformis, una elusiva parente del bellissimo Giacinto d’acqua talora coltivato a scopo ornamentale nelle vasche delle fontane e anche negli impianti di fitodepurazione.
Un quadro assai controverso, quello attuale delle risaie, soprattutto in chiave di biodiversità vegetale e anche (uccelli esclusi) animale.
Infatti non pochi degli animali prima citati non ci sono più mentre sugli argini e nei fossi di irrigazione imperversa un grosso mammifero Roditore di origine sud-Americana: la Nutria o Castorino (Myocopus castor) che sfuggito dagli allevamenti ( o imprudentemente liberato quando gli stessi si sono rivelati non più produttivi) provoca gravi danni a carico dei delicati e complessi sistemi di adduzione delle acque alle risaie.
Ma non era finita ché, ad implementare tutta quella ricchezza zoologica (e comunque biodiversità) l’uomo praticava anche l’allevamento della Carpa e quello, allo stato brado, delle Anitre germanate.
Ma non era finita.
Anche dopo la mietitura del Riso (e del suo trasporto in cascina) la vita continuava a pullulare in risaia: infatti nelle stoppie svolazzavano, con il loro volo saettante, folti stormi di Beccaccini, (specialmente dove il calpestio dei cavalli e l’andirivieni dei carri aveva determinato la presenza di ristagni d’acqua e negli stessi ambienti volteggiavano anche, con il loro caratteristico volo, le eleganti Pavoncelle.
5 X 1000
Anche per il 2010, con la presentazione della denuncia dei redditi, è possibile assegnare il 5X1000 delle imposte dovute ad una Associazione Onlus che opera nel volontariato. Come certamente saprai da circa quarant’anni Italia Nostra svolge la propria attività in Lomellina con una Sezione, che attivamente si occupa del recupero del patrimonio artistico promuovendo ricerche, studi e restauri di monumenti e opere d’arte; in questi ultimi anni ha fatto molto, ma è ancora tanto il patrimonio culturale della nostra città e del territorio che ha bisogno di cure, vorremmo anche proseguire negli scavi archeologici nella Chiesa di San Dionigi che già hanno dato interessanti risultati. Anche la Sezione Lomellina di Italia Nostra onlus può accedere a questo contributo statale, aiutaci anche tu in questi progetti, contribuisci a recuperare il patrimonio artistico della tua città e del territorio, versando il 5X1000,basta segnalare nell’apposita casella , prevista nella denuncia dei redditi ,il Codice Fiscale dell’Associazione che è il seguente:
Italia Nostra Onlus – C.F. 80078410588
Dare a noi il tuo 5X1000 a te non costa nulla , con il tuo aiuto però noi possiamo fare tanto per il nostro territorio.
FONDAZIONE PEZZA
Il prossimo 30 giugno alle ore 12.00, scade il termine di presentazione delle Tesi di Laurea partecipanti al “Premio Pezza 2010”. Il premio che da quest’anno ha cadenza biennale, viene assegnato alla tesi di laurea che una apposita giuria giudicherà vincente , discussa in una qualsiasi Università ed in qualsivoglia facoltà purché l’argomento abbia come riferimento la Lomellina.
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Distribuito gratuitamente dalla Libreria “Le mille e una pagina”, C.so Garibaldi - Mortara e presso la Civica Biblioteca "F.Pezza"
Per informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Stampato in proprio – tiratura 500
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